Dello scrivere e altre forme

Chi ha avuto l’occasione di confrontare l’immagine reale di uno scrittore con quella che si può desumere dai suoi scritti, sa quanto sia frequente il caso che esse non coincidano. Il delicato indagatore di stati d’animo, vibratile come un circuito oscillante, si rivela un tanghero borioso, morbosamente pieno di sé, avido di denaro e di adulazioni, cieco alle sofferenze del prossimo; il poeta orgiastico e sontuoso, in comunione panica con l’universo, è un omino astinente e astemio, non per scelta ascetica ma per prescrizione medica. Ma quanto è gradevole, invece, pacificante , rasserenante, il caso inverso, dell’uomo che si conserva uguale a sé stesso attraverso quello che scrive!” (Primo Levi, I Racconti, incipit di “stanco di finzioni”) Forse non c’entra niente con quello che scrivo (o che scrivevo) su questo blog. La copio tal quale forse perchè non da un po’ non ho voglia di scrivere. E nemmeno di ascoltare e leggere radio e telegiornali e giornali per stare al passo con quel che succede (continuo a farlo, ma sempre più chiedendomi a cosa serve: questi andrebbero cacciati via a legnate, della mia semplice disapprovazione se ne fottono). O forse l’ho ricopiata solo perchè mi è piaciuta. Tant’è.

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