Esperto in Gestione Energetica? Un fiorino!

La norma UNI CEI 11339:2009 è, ad oggi, il riferimento più recente per la definizione di EGE, cioè di Esperto nella Gestione dell’Energia.  Il suo nocciolo sta in:

  • 4.compiti;
  • 5.competenze;
  • 6.modalità di valutazione

dell’EGE, due pagine e mezzo in tutto.

Quanto segue è abbastanza immodesto, ma sopportatemi:

leggo la norma valutando criticamente se stia parlando di me (lo facciamo anche coi personaggi dei romanzi, figuriamoci qui). E i compiti dell’EGE sono una delle cose di cui mi curo di verificare l’esistenza parlando col personale dei siti in cui vado a fare degli audit. In Italia come in Kazakhstan, Ucraina, Russia, Serbia e tanti altri Paesi. In stabilimenti di polipropilene, come in centrali termoelettriche, impianti di pompaggio acqua mare, fabbriche di cuscinetti a sfere per treni, pasta alimentare, detersivi, acciaio, impianti di trattamento acqua di falda. Da ben prima che si parlasse di audit, fino a tutt’oggi, quando ormai mi repelle chiamare audit quel che faccio, visto che ormai è diventato un termine inflazionato: io oggi non propongo audit ma caratterizzazioni energetiche, e non è snobismo.

Se voglio trovarmi una non conformità: beh, non sono mai stato in uno sito in modo continuativo. Suggerisco al personale le cose che dovrebbe fare, mettendogliele in ordine di priorità e valutandone, magari con accuratezza budgetaria ma sempre quantificante, costi e benefici economici. Poi, dopo qualche mese, via verso una nuova avventura, anche se spesso mi richiamano per progettare o assisterli sulla realizzazione di qualche intervento suggerito. O per replicare l’esperienza su un altro sito. Nel 2012 un soggetto decisamente grosso mi ha fatto fare 5 suoi impianti: il personale di impianto ogni volta l’ho conosciuto pochi giorni, ma con lo staff della corporate che si è diviso per seguirmi sette mesi ormai siamo amici, dato che abbiamo presentato assieme due articoli eche mi hanno voluto tra i piedi anche quest’anno per altri impianti (Oltre che progettare alcuni interventi suggeriti nel 2012).

Allora andiamo al 5, competenze dell’EGE:  direi che gli ultimi 5-6 anni del mio CV più o meno ne rappresentano la messa in pratica.  E negli anni prima mi sono occupato di cogenerazione, teleriscaldamento, generazione distribuita, sia come progetti di ricerca che come valutazioni di potenziali di paesi o regioni per governi e ministeri e, per non farmi mancare nulla, progetti e studi di fattibilità di singoli impianti per terzi. E prima ancora? Ebbè stavo a sviluppare ed utilizzare i simulatori delle centrali termoelettriche, nei centri di ricerca di quella che allora era “L’Azienda” elettrica italiana. E prima ancora arriviamo al Poli, e al dipartimento di energetica che mi ha tenuto a balia per la tesi.

Sono abbastanza EGE? Immodestamente penso di sì.

E allora andiamo avanti e arriviamo a 6-autovalutazione.

La prima cosa chiara è che io posso autovalutarmi. Al limite devo andare a trovare i miei vecchi datori di lavoro, che tra l’altro vado sempre volentieri a salutare, e farmi rilasciare referenza scritta di quel che ho combinato con loro.   

Bene. Ma un’associazione, a connotazione fortemente lobbistica, si è già portata avanti a proporre suoi corsi, suoi esami, suo registro, sue quote di iscrizione e sue quote di mantenimento al registro.  Ammesso che tu vada a fare direttamente l’esame senza corso, sono 850 euri complessivi, più altri 300 all’anno per restare nel loro registro. Perché non possono chiamarlo albo, non ha alcun valore legale.

Telefono a dei loro concorrenti. Mi risponde la dott.ssa Taldeitali, devo dire molto gentile, educata,  preparata (“polite”, in un termine che in italiano non trovo).

Anche loro fanno un loro un loro “registro”, che (essendo meno “sexy”, o titolati, o famosi) offrono con 100 euro in meno. Le faccio una domanda precisa: “Ma io posso autovalutarmi, giusto? Siamo d’accordo che un privato per assegnare incarico fa quel che vuole, ma  nessun bando pubblico potrà mai dire che vogliono un EGE iscritto al registro tal dei tali mentre un EGE che si autovaluta secondo norma 11339 non gli va bene, giusto?” Mi risponde che è così, pur cercando di segnalarmi i vantaggi del poter vantare un timbro rinomato tout court.

La ringrazio perché mi ha aiutato a far chiarezza. Perché, sia chiaro, la funzione importante di formare nuovi EGE a qualcuno che le competenze e l’organizzazione ce le ha, la riconosco. Ma che cerchino con l’ambiguità di far credere che tu debba passare dal loro registro (e dalle loro quote) per essere EGE non l’accetto. Siamo alle solite italiche.

Avevo inserito due anni fa nel mio CV di essere un EGE; ma poi l’avevo tolto convinto di aver fatto (in buona fede) una dichiarazione mendace. Oggi so che ero stato spaventato da ambiguità non troppo involontarie. Quindi:

  • appena finito di scrivere questo articolo vado a ridichiararmi EGE a norma UNI CEI 11339 sul CV;
  • non mi iscriverò ad alcun registro, mi costasse ben più di 800 euro in scocciature per mostrami autovalutato.
  • Il primo bando pubblico di gara cui voglio partecipare, che esigerà un EGE iscritto al registro tal dei tali, lo faccio saltare o lo trascino davanti al TAR.

Non ci si può sempre limitare a mugugnare.

 

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Una risposta a Esperto in Gestione Energetica? Un fiorino!

  1. fausto ha detto:

    Fenomenale! Mi vien da pensare al casino in cui mi trovo ora con le certificazioni. Roba da matti: nel settore della meccanica delle terre ci sono norme UNI / ISO che ti impongono di fare cose che rischiano di far fallire una prova in laboratorio. La colpa è dell’accademia: menefreghismo generalizzato nei confronti delle norme tecniche, e così è andata a finire che dentro c’è finito di tutto. E adesso son dolori.

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